I frati
cappuccini
Il ritorno alle origini nell’osservanza della rigida regola francescana ed il vivere nella più assoluta povertà secondo lo spirito e l’insegnamento del figlio di Pietro Bernardone, Francesco d’Assisi, diventano motivo di liti e contrasti tra i frati francescani che attorno al XV secolo preannunciano già una divisione in seno all’Ordine Serafico.
Nel tentativo di sanare la evidente lacerazione e mettere a tacere litigi e controversie, il Pontefice Leone X con la Bolla “Ite vos” emanata il 29 maggio 1517 ufficializza due famiglie monastiche che dai contrasti emergono: quella dei Padri Conventuali e quella dell’Ordine dei Padri Minori Osservanti.
Ciò nonostante Ludovico da Fossombrone, fautore della rigida osservanza della regola, propone ai frati di abbandonare i conventi e ritirarsi in eremi per vivere a diretto contatto con “sorella povertà”.
L’invito rivolto fu da non pochi frati accolto tanto da costituirsi una terza famiglia monastica riconosciuta da Clemente VII con la Bolla “Religionis zelus” del 3 luglio 1528 e denominata dei Frati Minori Cappuccini i quali tengono il loro primo Capitolo Generale nell’aprile del 1529 nell’eremo di Santa Maria di Albacina presso Fabriano.
Dalle Marche e dalla Calabria, ove hanno origine le prime comunità, il nuovo ordine monastico si diffonde in tutto il meridione del regno di Napoli. Il Salento viene raggiunto per la prima volta nel 1532 ad opera di Tullio Balsano (Baliano) da Potenza che sosta a Lecce.
Poco dopo vengono fondate le prime comunità monastiche in terra d’Otranto, nel 1544 a San Pietro in Galatina e nel 1546 a Grottaglie, facenti parte dell’unica provincia monastica denominata di San Girolamo comprendente la Basilicata, Terra di Bari e Terra d’Otranto.
Man mano che al nuovo ordine religioso vengono ad aggregarsi altri proseliti e cresce il numero dei conventi, la provincia di San Girolamo si fraziona dando luogo ad altre. La Basilicata forma provincia a se conservando la denominazione di S. Girolamo; Terra di Bari forma la seconda provincia denominata di San Niccolò, e Terra d’Otranto la terza provincia col nome di Santa Maria in finibus terrae o d’Otranto.
Nei quarant’anni successivi alla divisione della provincia di San Girolamo (1560), sorgono in terra d’Otranto ben 13 conventi l’ultimo dei quali è quello di Galatone nel 1599 [1].
Tra la fine del 1500 e gli inizi del secolo successivo Galatone respira una benefica aria primaverile di cultura provvidenziata dalla liberalità della famiglia Pinelli-Squarciafico feudataria della città di Galatone.
Cosimo Pinelli marchese di Galatone e duca d’Acerenza, e successivamente suo figlio Galeazzo Francesco, si distacca dall’antica vocazione dei suoi antenati, mercanti affaristi e ricchi banchieri, per dar vita ad una nuova stagione ricca di opere civili e religiose.
Questo clima è manifesto nelle opere monumentali del “Sedile” o palazzo della civica Università (1589), della Chiesa di S. Maria delle Grazie e palazzo annesso (1590), della Chiesa parrocchiale dell’Assunta (1591-1596), della Chiesa e convento dei Padri Cappuccini (1599-1600) [2].
Parallelamente allo splendore architettonico vengono coltivate le arti liberali da una schiera di eruditi e poeti galatonesi che, incoraggiati e sostenuti dal Marchese Cosimo, danno vita assieme a lui ad un cenacolo letterario nella sua biblioteca ricca di opere classiche, agiografiche, trattati scientifici e morali [3].
Religioso e pio quanto erudito e liberale, Cosimo volle eternare assieme a sua madre la duchessa Livia Squarciafico la “pietas” di famiglia costruendo una fabbrica religiosa dedicata al “poverello d’Assisi” e un convento per i Padri Cappuccini, fuori le mura cittadine, su di una amena collinetta a sud dell’abitato, in direzione di Gallipoli [4].
L’erudito Cosimo Megha arciprete di Galatone dal 1627 al 1655 autore della inedita relazione “Terra Galatena”, riguardante lo stato della Chiesa di Galatone, inviata al vescovo di Nardò Fabio Chigi poi Pontefice col nome di Alessandro VII, parlando degli ordini religiosi esistenti nella sua cittadina – nel 1637 contava 3173 anime -, così informava il prelato: “Adsunt etiam in dieta terra duo conventus Regularium, quorum unus situs eamdem terra est fratrum Praedicatorum ordinis Sancti Dominici… Alter vero extra dictam terram ab Illustrissimo Cosimo Pinello est erectus, sed Livia Squarciafico eius mater Ducissa Acheruntiae, et Marchionissa Galatenae et Tursi, fundatrix fuit Anno 1601, et Sancto Francisco de Assisio adhibitis fratribus Capuccinis dedicavit” [5].
NOTE
[1] F. BERNARDI, I Frati Minori Cappuccini di Puglia e Basilicata (1530 – 1716), a cura di T. Pedìo, Bari 1985
[2] Cfr. V. ZACCHINO, I feudatari d i Leverano dal 1556 al 1806. Estratto dal voi. “Tempi, uomini e cose di Leverano”, Galatina, Editrice Salentina, 1985
[3] Cfr. V. ZACCHINO, La biblioteca cinquecentesca di Cosimo Pinelli marchese di Galatone, in “Note e documenti di storia e cultura salentina” – Società di Storia Patria per la Puglia – Maglie 1976
[4] Cfr. BERNARDI, I Frati Minori Cappuccini… cit., pp. 245-246; P. COCO, I Frati francescani nel Salento dalle origini ai nostri giorni (1517 – 1927), Pappacena, Taranto 1928.
[5] BIBLIOTECA VATICANA, Codice Chigiano, A II 31, c. 89. Ringrazio V. Zacchino che cortesemente ha messo a mia disposizione la copia della Relazione predetta ed altre carte favorendo ti mio lavoro con suggenmenti e consigli.
Tratto da F. POTENZA, La Chiesa e il Convento dei Cappuccini di Galatone, p. 17-20
in La Parrocchia di San Francesco d’Assisi (Galatone) da venticinque anni in cammino (1962-1987) a cura di Vittorio Zacchino, Galatone 1987
La Chiesa di San Francesco d'Assisi
Note storiche sulla chiesa conventuale in Galatone sede dell’omonima Parrocchia