Storia

La Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Galatone

L’inaugurazione della posa della prima pietra testimoniata dal medesimo arciprete avvenne “a dì 29 di dicembre 1599, giorno di domenica, à hore 21 in circa…”[6] dopo una solennissima processione alla quale partecipò il duca, la duchessa ed i loro due figli. 

La celerità con cui vennero eseguiti i lavori di costruzione della nuova fabbrica, lasciò meravigliato l’illustre sacerdote che volle annotare così straordinario avvenimento giusto nel periodo immediatamente postumo all’erezione della maggiore Chiesa di Galatone. “A dì 28 di novembre 1600 giorno di giovedì à hora di vespro fu fenita la lamia del detto convento et fenita ogni cosa fuor che l’astrico della Chiesa e di sopra la lamia di detta Chiesa” [7]. 

Fatta eccezione per il pavimento e la volta della Chiesa, la costruzione venne eseguita in undici mesi grazie alla generosità e liberalità della famiglia marchesale che volle sopportare il pesante carico delle spese e tramandarlo alla posterità. 

Eretta con progetto canonizzato “secondo lo stato e l’uso povero dei Padri Cappuccini capace, comoda” [8], dovuto probabilmente ad architetto appartenente all’ordine (si confronti la Chiesa dei Cappuccini della vicina Nardò ricostruita nel 1643) lavorarono alla costruzione della Chiesa maestranze uscite dalle fiorenti scuole artigianali della provincia che nel breve volgere di alcuni anni avevano innalzato altre fabbriche religiose e civili. 

Il tempio è raggiungibile mediante una larga gradinata, con sei gradini, che dà sul sacrato sul cui lato destro resiste ancora alla usura del tempo una edicola votiva raffigurante l’Adorazione dei Re Magi, deturpata da mani profanatrici. 

Il prospetto che guarda a tramontana, col modesto portale sovrastato da una nicchia a mezza luna nella quale figure sbiadite lasciano intravedere il transito di S. Francesco, si presenta con una linearità geometrica; alla sua sommità è incastonato il lapideo blasone della famiglia fondatrice formato da sei pigne e da una epigrafe posta a ricordo dell’opera compiuta che così recita: 

D.O.M.
TEMPLUM ET MONASTERIUM AERE PROPRIO
A FUNDAMENTIS EREXIT ET DICAVIT
SERAPHICO DIVO FRANCISCO
COSMUS PINELLUS ACHERUNTIAE DUX
ET GALATULAE MARCHIO
ANNO JUBILEI A CHRISTO NATO 1600.

L’interno della Chiesa è di modeste dimensioni, ornato di graziosi stucchi nella volta ed illuminato da cinque finestre: due a ponente, due a levante, e l’ultima a tramontana che da luce al coro. 

L’altare maggiore, eseguito in legno superbamente magnificamente lavorato, è dedicato al titolare della Chiesa, S. Francesco d’Assisi la cui tela settecentesca (cm. 240 x 340 circa) rappresenta il santo che riceve le stimmate. In buono stato di conservazione, è compresa entro una cornice lignea lavorata ed è affiancata da altre due tele, quella di S. Antonio da Padova a destra e quella di S. Chiara a sinistra, entrambe di eguale misura (cm. 80 x 120 circa). In alto è situata in un ovale una tela raffigurante la SS. Trinità. 

Il tabernacolo, trafugato nella notte tra il 27 ed il 28 di ottobre 1986 – rimane solo la base sopra cui poggiava -, aveva la forma di tempietto esagonale a tre piani, con le pareti dipinte da immagini di santi ed “ornato di legni incastonati di bellisimo lavoro”. 

Due porte, a destra ed a sinistra dell’altare, ed un’altra sul presbiterio per un passaggio intermedio, danno accesso in sacrestia. […] 

Oltre il maggiore vi sono altri quattro altari, due per ogni lato. 

La prima cappella che si incontra nel lato destro, entrando, è quella dedicata a S. Anna con l’immagine in cartapesta posta in una nicchia ricavata nel muro di centro dal quale pendeva la tela della Crocifissione. Sopra la nicchia, in un ovale di limitate proporzioni, sono riprodotte le insegne dei Padri Cappuccini: due mani stimmatizzate incrociate. La cappella è illuminata da due monoforette poste ai due lati dell’altare. 

La seconda cappella è dedicata alla Vergine Immacolata Concezione con tela della titolare […]: questa tela assieme a quella di S. Francesco si ritiene sia stata eseguita dal napoletano Ferdinando Sanfelice fratello del vescovo di Nardò Antonio ai primi del 1700 (le due tele sono siglare con le seguenti lettere F.Sa.FE); in alto alla tela vi è un ornato con l’immagine dello Spirito Santo [9]. In questa cappella vi è la sepoltura del marchese Cosimo Pinelli.

Sopra la suddetta lapide vi è la tela di S. Vito compresa in una cornice di pietra sormontata dallo stemma coronato del Pinelli. 

Nel muro sinistro, in alto, un’altra lapide reca le imprese della duchessa Livia Squarciafico. 

La tela del beato Serafino d’Ascoli che pende da questo muro è anch’essa compresa in una cornice di pietra sormontata dallo stemma coronato della famiglia Squarciafico. 

La cappella accoglie pure le spoglie di Caterina figlia di Cosimo e di Anna Ravaschieri Caracciolo e quelle della giovanissima Nicoletta morta il 2 agosto 1615, figlia di Galeazzo Francesco e di Giustiniana Pignatelli [10]. 

Questa come la precedente cappella è illuminata da due monofore. 

In questo stesso lato vi è una piccola aula sulla cui parete sinistra un affresco riproduce la deposizione di Cristo dalla croce. […]

Il muro sinistro della Chiesa si adorna di due altari posti sotto due archi corrispondenti alle descritte cappelle. Il primo, sovraccarico di decorazione barocca, custodisce in una nicchia la statua lignea di S. Maria Goretti eseguita da Vincenzo Mussner di Ortisei. Fiancheggiano la nicchia teste d’Angelo e due colonne finemente decorate. L’altare era dedicato a S. Felice la cui statua lignea è depositata sopra il coro. 

Il secondo altare è dedicato a S. Vito con tela (cm. 110x 210) del titolare […]. 

Il tempio si rivestì della dignità di casa di Dio con la sua consacrazione avvenuta il 29 novembre 1703, ad opera del vescovo di S. Severo, Carlo Francesco Giocoli. Alla manifestazione affluirono in gran numero i galatonesi per solennizzare così grande avvenimento ricordato da una epigrafe posta al lato destro dell’altare maggiore.

Al di sopra dell’epigrafe è appesa la tela di S. Carlo Borromeo; dal muro opposto pende la tela di S. Giuseppe da Leonessa. 

La campana di peso modesto è ornata dall’immagine di S. Francesco d’Assisi e da disegni a rilievo. Reca la seguente iscrizione: P. FEDELE DA GALATONE GUARDIANO CAPPUCCINO A.D. 1873 [14]. 

NOTE 

[6] Cit. da V. ZACCHINO, Da Padre Ludovico a Don Savto.re (1600 – 1975). Noterelle sulla chiesa e sul monastero dei Cappuccini di Galatone. Galatone 1975.  

[7] Vedi nota 6. 

[8] ARCHIVIO VESCOVILE DI NARDÒ, Miscellanea rerum oppidorum neritinae dioecesis, tomo II, cc. 123-124. 

[9] Cfr. V. ZACCHINO, Da Padre Ludovico a Don Salvatore. 

[10] ARCHIVIO PARROCCHIALE “DON GIUSEPPE LEANTE” G.ALATONE, Registro dei Battezzati, voL 3, c. 1 della seconda numeraz10ne e V. ZACCHINO,  Da Padre Ludovico… 

[14] La campana, quella del 1600, aveva il peso di centocinquanta libbre circa ed era dedicata alla Vergine Santissima Immacolata ed a S. Francesco d’Assisi. Vi era impresso lo stemma della religione serafica, la mano di Cristo e quella di S. Francesco incrociate, ed aveva la seguente iscrizione: VERBUM CARO FACTUM EST. 

 

Tratto da F. POTENZA, La Chiesa e il Convento dei Cappuccini di Galatone, p. 20-26  

in La Parrocchia di San Francesco d’Assisi (Galatone) da venticinque anni in cammino (1962-1987) a cura di Vittorio Zacchino, Galatone 1987 

I frati cappucini a Galatone

La storia della Parrocchia è fortemente legata alla presenza dei frati cappucini

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