Cecilia Della Torre si è spenta serenamente ieri mattina, a Galatone, alla soglia dei suoi cento anni. Per tutti, però, era semplicemente “Cecilia della Lunella”. Il cognome, forse, non lo conoscevano in molti; ma in migliaia, a Galatone e in tante parti d’Italia, hanno avuto la grazia di incrociare almeno una volta quei suoi meravigliosi occhi azzurri, capaci di parlare d’amore prima ancora delle parole.
Nata a Milano il 18 agosto 1927, Cecilia ha attraversato quasi un secolo di vita con una fede salda, discreta e luminosa. La perdita precoce della mamma, gli anni difficili della guerra, il legame profondo con i fratelli, l’incontro con don Bruno Stefenelli e poi l’esperienza cristiana laicale vissuta nella quotidianità delle persone hanno forgiato in lei un carattere forte, tenace, dolce e autorevole al tempo stesso.
A Galatone il suo nome resterà per sempre legato alla Comune Agricola Lunella, nata negli anni Settanta come esperienza di lavoro, fraternità, fede e vita comunitaria. Lì Cecilia è stata presenza materna e spirituale, guida silenziosa e sicura, capace di accompagnare giovani, famiglie, bambini, anziani, intere generazioni.
Per me, per la mia famiglia e per moltissimi galatei, Cecilia è stata un punto di riferimento spirituale e un’amica sincera. La sua era una presenza silenziosa, ma autorevole. Dispensava sorrisi e carezze ai più giovani, parole rasserenanti ai più grandi. Le mie ragazze erano molto legate a lei, perché Cecilia sapeva farsi voler bene senza mai imporsi, semplicemente essendo ciò che era: una bella persona.
Le ho sempre invidiato tante virtù: una fede profondissima, una voce da soprano a dir poco angelica e persino la fortuna di leggere senza occhiali anche alla soglia dei cento anni. Ma più di tutto le ho ammirato quella capacità rara di rendere più lieve la vita degli altri, con un sorriso, una parola, una preghiera.
La morte è un inconveniente inevitabile per chiunque, lo sappiamo. Ma quando vengono a mancare i buoni di cuore, come lei, il distacco pesa ancora di più. Eppure sono certo che Cecilia, ora, sia sorridente come sempre, felice di poter riabbracciare il suo amato Signore, Padre Bruno e tutti coloro che ha amato in vita e che l’hanno preceduta.

(foto di Michele Mariano)
