Si sono svolti a Galatone presso la struttura di Opera Seme una serie di incontri dal titolo ‘Generazione di Fenomeni-Zoom su bullismo e cyberbullismo’. Il progetto, nato in seno al Consiglio Pastorale della Parrocchia di San Francesco D’Assisi, dopo un accurato discernimento, è stata espressione concreta e fattiva di sinodalità, caratteristica inalienabile della Chiesa del nuovo millennio: la Chiesa che esce dalla chiesa per camminare insieme e al fianco del popolo di Dio. Chiesa vista non come esclusivo appannaggio del clero, ma fatta di laici che si fanno carico della missione di evangelizzazione rispondendo alla chiamata che il Signore rivolge a tutti e a ciascuno.

 

“Parole che feriscono, parole che guariscono”

Il primo incontro, tenutosi il 26 marzo, ha affrontato l’importanza delle parole, quelle che feriscono e quelle che guariscono. L’evento, moderato dall’avvocato Bruno Marzo, ha ospitato la dottoressa Francesca De Santis, dell’associazione Di.Te., che ha fatto luce sul valore delle parole quali strumenti che possono creare cicatrici che rimangono a lungo. Dopo i saluti del Parroco, don Giorgio Ferrocino, il dialogo ha preso il via con una domanda provocatoria su quali parole rimangano più a lungo nei ricordi di ciascuno di noi. Nella maggior parte dei casi si tratta di parole negative, che ci segnano e influenzano il nostro comportamento. Una parola assume valore diverso a seconda dei contesti e soprattutto del tono che si sceglie di usare per pronunciarla, in questo risiede il confine tra scherzo e bullismo. Oggi si tende a minimizzare e, conseguentemente, giustificare un atto di bullismo come un ‘semplice’ scherzo: la differenza tra le due situazioni è fondamentale, se anche solo una persona sta male e l’atto è reiterato, il confine dello scherzo è stato superato. Nel caso del cyberbullismo tutto è ampliato perché manca il feedback immediato sulla reazione dell’altro, manca la relazione che ci permette di guardare negli occhi il nostro interlocutore e comprenderne le emozioni. On line ci sentiamo ‘tutelati’ dall’anonimato e superiamo il confine del rispetto non solo verso l’altro, ma anche verso noi stessi. Quando un contenuto finisce on line, esce dalla sfera del controllo e oltrepassa il confine della motivazione della semplice condivisione di un evento personale e non. Anche le immagini condivise solo per il gusto di condividere, rischiano e, purtroppo, molto spesso succede, di essere manipolate, ne sono un chiaro esempio gli stickers, che in alcuni casi vengono utilizzati per ridicolizzare o, peggio, diffamare, una persona. È necessario dare priorità alla conseguenza più che all’intenzionalità: oggi i ragazzi giustificano le loro azioni, anche offensive, nei confronti di un compagno con l’intenzione di non arrecare danno, è chiaro che bisogna educare le giovani generazioni, e non solo, a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni.

La dottoressa ha, poi, fatto riflettere i presenti sull’importanza del conflitto, che esiste da sempre e ha una anche una valenza positiva e costruttiva se gestito senza l’intento di prevaricare sull’altro. Il conflitto diventa, in questo caso, momento di confronto tra generazioni, nel caso di conflitto genitori-figli, ma anche di crescita e conoscenza tra pari. Critica costruttiva, quindi, insieme ad un ascolto attivo, che lasci spazio ad un feedback interpretativo di quanto ascoltato prima di reagire e la frase ‘io’ , che pone l’accento sulle emozioni che l’io percepisce in quel conflitto innescato dal ‘tu’, le soluzioni suggerite per una corretta gestione del conflitto.

Antecedente, Behaviour e Conseguenze sono l’ABC delle relazioni, gestire correttamente queste tre variabili ci permette di gestire correttamente il conflitto: dinanzi ad una situazione scatenante (antecedente) possiamo scegliere quale comportamento (behaviour) adottare, da questa scelta deriveranno conseguenze diverse, per portata e intensità.

Il comportamento chiama in causa anche chi è apparentemente esterno al conflitto in quanto spettatore di esso: chi assiste ad un conflitto, anche con il silenzio, comunica una scelta, di indifferenza o sostegno e dice che tipo di persona si è scelto di essere.

Il conflitto si può gestire, le parole sono uno strumento, tutti hanno un ruolo: questi i punti essenziali che sono emersi a fine serata.

L’incontro si è concluso con una riflessione sull’importanza di educare all’errore che non è uno sbaglio, ma un momento di formazione, di crescita, di gestione delle frustrazioni. Educare le nuove generazioni ad affrontare le fragilità con una nuova abilità, l’antifragilità, che va costruita abilitando il valore dell’errore. Si è ribadita la funzione educativa del no da parte dei genitori che, seppure costa fatica, è lo strumento irrinunciabile per aiutare oggi i nostri figli e le nostre figlie ad essere delle persone forti domani. I giovani hanno bisogno del tempo per maturare, all’adulto il compito di star loro vicino con discrezione e sostegno, senza alterare il naturale evolversi degli eventi e senza l’apprensione di voler evitare le cadute che sono necessarie per una crescita armoniosa e responsabile, senza dimenticare che il miglior strumento educativo è l’esempio: la costanza e la perseveranza dei genitori nell’uso delle parole che guariscono rappresenta la strategia più efficace nel successo educativo.

Il cambiamento è possibile solo partendo da se stessi.

 

“Che male c’è?”

Il secondo appuntamento, moderato dalla prof.ssa Giulia Santi, ha ospitato il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Gallipoli, dott. Alessandro Monti, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Galatone, Luogotenente C.S. Pantaleo Ivan Mele, e il prof. Luigi Russo, psicologo e psicoterapeuta e ha analizzato le conseguenze delle azioni di bullismo e cyberbullismo. Il focus della serata è stato incentrato sulle azioni, spesso nascoste dietro all’interrogativo: che male c’è?

Il Prof. Luigi Russo ha aperto il dialogo prendendo spunto dai tanti fatti di violenza che vedono protagonisti i ragazzi, come vittime o come aggressori, letti come conseguenza di un processo culturale iniziato quarant’anni fa, ma che può essere modificato in quanto, secondo l’epigenetica, l’educazione, l’influenza culturale, modifica l’espressione dei nostri geni a patto che si cambi atteggiamento a partire dal singolo. L’educazione modifica l’espressione genetica delle persone e favorisce nuovi comportamenti.

I fatti di cronaca rivelano un fallimento educativo che non ha aiutato i ragazzi a gestire emozioni come la rabbia, la paura, la tristezza e la frustrazione, che sono emozioni necessarie e che bisogna imparare a contenere. I futili motivi a cui si fa riferimento, spesso, parlando dei fatti di cronaca ci rivelano un’incapacità a contenere, in quanto, sebbene il termine ‘futile’ potrebbe indurre a pensare a qualcosa di banale, se si va alla radice del significato si scopre che esso si riferisce ad un contenitore che perde il liquido che dovrebbe trattenere. Questo accade in chi non riesce a gestire quelle emozioni ritenute negative, ma che servono a crescere e maturare. Spetta agli adulti di riferimento allenare i ragazzi ad affrontare le situazioni negative e stare loro accanto, senza sostituirsi, quando provano a trovare delle strategie per superarle.

Il Capitano Dott. Alessandro Monti illustrando l’attività dell’Arma ne ha sottolineato l’impegno a cercare di prevenire l’irreparabile con campagne di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado per far riflettere sul tema della legalità. Da questi incontri emerge, quasi sempre, che gli studenti legano il concetto di legalità a quello di rispetto delle norme e delle persone, dimostrando, quindi, di non essere lontani dal significato base che è quello della scelta del singolo cittadino da che parte stare. In un episodio di bullismo non c’è solo il bullo e la vittima, ma c’è anche lo spettatore che, di solito, è il gruppo che sceglie se intervenire o far finta di niente. Gli adolescenti sentono il bisogno di appartenere al gruppo. Il problema è che lo fanno, a volte, ad ogni costo. Pur consapevoli dell’atteggiamento sbagliato del bullo, preferiscono assecondarlo, per paura di essere esclusi dal gruppo, perpetrando, così, nel tempo, tutta una serie di atti di violenza che portano al bullismo, che assume una portata maggiore quando attuato tramite i social.  Il nostro ordinamento giuridico non prevede il reato di bullismo o di cyberbullismo, ma punisce tutte le violazioni che si pongono in essere in queste situazioni e che vanno dal furto, alla rapina, alle lesioni, alla violenza fisica, ma anche a reati a sfondo sessuale. Per arginare questi fenomeni è necessario fare rete, ognuno nel proprio ambito e con il proprio ruolo specifico.

 

“Abbine cura – insieme si può”

Il terzo incontro, tenutosi il 16 aprile, dal titolo ‘Abbine Cura’, moderato da Giulia Santi ha ospitato Mirko Cazzato e i ragazzi di MABASTA. Introducendo la serata il Parroco, don Giorgio Ferrocino, ha sottolineato come gli incontri sul bullismo e le iniziative volte a sensibilizzare adulti, giovani e ragazzi su questo fenomeno siano molteplici, ma mai sufficienti visto il susseguirsi di eventi di cronaca che ci fanno comprendere quanto urgente sia fermarsi seriamente e consapevolmente a riflettere non solo sulle cause, ma sulle possibili e non più procrastinabili soluzioni che devono necessariamente partire da un ‘noi’ che insieme sceglie di avere cura.

Alla serata ha preso parte anche l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Valentino Moretto, che nel suo intervento ha sottolineato la valenza degli incontri, invitando ad estenderli coinvolgendo le scuole e suggerendo tra le tematiche future da affrontare, le conseguenze del dilagante ricorso all’AI e l’educazione finanziaria, temi quest’ultimi pressanti nel nostro tempo per i risvolti sociali, umani e morali che comportano. Importante, secondo l’assessore, costruire storie collettive per far crescere le comunità e migliorare la vita, soprattutto, delle fasce più deboli. Iniziative di questo genere sono da incoraggiare perché significative di una voglia di cambiamento che coinvolge tutti gli ambiti, da quello scolastico a quello parrocchiale.

Nel dare il via all’incontro la prof.ssa Giulia Santi ha citato quattro grandi figure che si sono interessate alla comunità: don Lorenzo Milani, che sottolineava l’importanza di riappropriarsi del senso vero della politica, come cura della polis, ribadendo l’importanza della partecipazione; Aldo Capitini che visse il concetto di educazione e religione con senso civico, rifiutando una società violenta che faceva ricorso alla sopraffazione; Goffredo Fofi che vedeva nell’educazione un riscatto sociale, rimarcando l’importanza del lavorare in gruppo; e infine Danilo Dolci che poneva l’accento sulle azioni positive ostinate che fanno sperare nel cambiamento affermando che ‘ciascuno cresce solo se sognato’. Ha poi dato la parola all’ospite, Mirko Cazzato, presidente e cofondatore di MABASTA (Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti), movimento nato nel 2016 da un gruppo di 18 ragazzi di 14 anni, che frequentavano il primo anno della scuola secondaria di secondo grado di Lecce, in seguito ad un fatto di cronaca del 30 gennaio 2016 quando una dodicenne di Pordenone tentò il suicidio per bullismo e cyberbullismo. Mirko e i suoi compagni, che pur non essendosi distinti per impegno scolastico, ma erano cresciuti nel rispetto reciproco e nel dialogo costruttivo, decisero di creare rete perché fatti del genere non si ripetessero. Iniziarono così ad entrare nelle classi per parlare di bullismo e cyberbullismo, riflettendo con i coetanei sulle cause e le possibili soluzioni. Da quanto emerso in quegli incontri, nel 2018 nacque il modello MABASTA. Oggi il movimento conta 110 volontari dai 14 ai 16 anni: ragazzi che parlano ai ragazzi.

Mirko ha posto l’accento sull’importanza della figura degli adulti che investono i giovani della responsabilità di rappresentare il futuro, senza aiutarli a costruire un presente su cui fondare quel futuro. Il modello MABASTA si pone proprio questo obiettivo cercando di responsabilizzare i ragazzi, visti come centro della comunità e attori protagonisti della propria vita, in grado di scegliere quale modello seguire. All’ adulto viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella vita degli adolescenti, ma perde il suo valore nel momento in cui non viene visto più come modello di riferimento. È importante riscoprire il superpotere di cui ciascuno di noi è dotato, proprio come gli eroi della Marvel: la parola. Possiamo scegliere come usare questo potere, se per aiutare il prossimo o danneggiarlo, come fa il bullo. Chi sceglie di fare il bene deve tenere, però, a mente che, proprio perché dalla parte dei ‘buoni’, ha la responsabilità di aiutare chi è dall’altra parte e per fare questo è necessario mettersi insieme: solo collaborando, sinergicamente, si possono ottenere dei risultati.

Al termine dei tre incontri i partecipanti hanno portato con sé la consapevolezza di quanto sia importante affiancare le nuove generazioni infondendo responsabilità e fiducia speranzosi che si possa veramente edificare un futuro migliore insieme, avendo cura di allenare alle parole buone per costruire relazioni basate sul rispetto, con la consapevolezza che quali uomini e donne saranno i nostri figli e le nostre figlie domani, dipende dall’oggi che costruiamo insieme.

 

 

Durante le serate la gentilezza di Mauro Longo de “LA POSTILLA“, ha permesso di avere la registrazione di tutti gli appuntamenti del percorso formativo.

1° serata: https://www.youtube.com/watch?v=LQ-TNQoAjcA&t=660s

2° serata: https://www.youtube.com/watch?v=W8w8co3ABKg&t=10s

3° serata: https://www.youtube.com/watch?v=4pKwV_PpF4s

PARROCCHIA S. FRANCESCO D’ASSISI
Via E. U. D’Andrea – 73048 Galatone (LE)
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